Giustizia e Pace al tempo delle Crisi – Forum Nazionale per la Pace – 8/10 giugno 2012 – Roma

Per discutere di Pace al tempo delle grandi crisi abbiano cercato di rispondere alle domande proposte.

Sono Carla Biavati, attuale presidente di IPRI – Rete CCP: la nostra associazione è un coordinamento di 12 associazioni e 18 membri singoli che lavorano con la metodologia della ricerca-azione. Partecipiamo fin dall’inizio al tavolo “Interventi Civili di Pace” che promuoviamo e sosteniamo. Credo di dovere spiegare perché IPRI – Rete CCP rimanga il coordinamento che rappresenta, senza alcuna intenzione, come pure suggerito da alcuni, di sciogliersi fondendosi all’interno del Tavolo ICP. La ragione principale è che nel metodo di Ricerca-Azione abbiamo sviluppato negli anni uno studio sulla partecipazione all’interno dei conflitti che determina un passo ulteriore nel lavoro per la costruzione e la sperimentazione dei CCP. Lo studio comparato tra l’intervento civile in zone di conflitto e le matrici del conflitto ci ha permesso di attuare o partecipare a progetti di CCP in Kosovo e in Palestina. La nostra specificità ci ha permesso di lavorare in questi progetti attraverso l’interlocuzione con gli attori di cambiamento sociale nei luoghi di conflitto attraverso lo studio delle culture locali già coinvolte nella partecipazione civile per la soluzione del conflitto.

Il secondo motivo per cui IPRI – Rete CCP ritiene di dover continuare il suo cammino è la capacità di attuare un coordinamento a lungo termine tra i suoi membri. L’esperienza, a volte deludente, di coordinamenti più allargati ci ha portato a studiare le motivazioni che portano allo scioglimento degli stessi, e quindi crediamo che il buon funzionamento del nostro piccolo coordinamento possa aiutare nelle metodologie e nelle azioni la costruzione di più allargati coordinamenti tematici.

Offrire un contributo alla costruzione della pace, non significa cercare solamente le soluzioni ai problemi specifici che la società attraversa, ma delineare un nuovo ordine di riferimenti per la soluzione degli stessi. Si può scegliere di risolvere un problema cercando il dialogo, il cambiamento sociale, risposte condivise. Crediamo che per ottenere risultati concreti il metodo che si adotta sia capitale. Costruire un nuovo dialogo con la società civile attraverso l’attuazione dei metodi della nonviolenza attiva.

Scegliere la nonviolenza per cambiare la società significa adottare una serie di atteggiamenti concreti che agiscano senza violenza per trovare dialogo e soluzioni condivise ai problemi che si affrontano.

Ad esempio: si può scegliere di imporre il rigore spiegandone l’utilità, ma questa scelta se non condivisa può risultare una scelta violenta. La nonviolenza non considera mai una soluzione senza un dialogo che porti tutti i soggetti ad esprimere i propri contenuti e ad essere attori di una discussione sociale per convergere su soluzioni utili e soddisfacenti per tutti gli attori. In sintesi si può affermare che la nonviolenza attua sempre una discussione sociale e non impone soluzioni prefabbricate.

Un secondo punto importante dell’azione nonviolenta nelle crisi sociali è quello di informare la società in modo chiaro e comprensibile circa gli avvenimenti che la riguardano. L’omettere spiegazioni, notizie o riferimenti è un modo di agire violento che manipola il consenso per raggiungere obiettivi predefiniti, estranei alla società a cui sono dedicati. Questa metodologia porta troppo spesso alla violazione dei diritti dei cittadini, e in questo senso, i diritti umani vanno difesi continuamente, condividendone le ragioni e i valori fondanti con un’azione di divulgazione costante all’interno della società e in particolare del sistema educativo. Chi possiede la consapevolezza dei propri diritti inalienabili resta più difficilmente vittima di abusi e violazioni dei diritti stessi.

La cultura delle armi è una delle spine che affliggono la violazione dei diritti umani a livello globale; per sostenere, rafforzare e divulgare la cultura del disarmo occorre un impegno costante ed una denuncia a tutto campo delle violazioni dei diritti dell’uomo che quotidianamente vengono massacrati e repressi in quasi tutti i paesi del mondo. Azioni dirette nonviolente come, in modo molto semplice, i flash-mob, le azioni dirette, la partecipazione diffusa e capillare, le iniziative locali e l’informazione alternativa, possono evidenziare gli abusi, diffonderne la conoscenza e proporre metodologie risolutive in sintonia con le organizzazioni che si occupano più da vicino del disarmo e della diffusione della cultura ad esso correlata.

Parallelamente alla cultura del disarmo occorre diffondere anche un nuovo modello di sviluppo, basato su un’economia più giusta capace di soddisfare i bisogni primari in sintonia con le esigenze ambientali. A questo proposito possiamo citare alcune parole chiave che già interagiscono nella creazione di un cambiamento sostenibile dei consumi e dei bisogni: consumo collaborativo, gift-economy, gruppi di acquisto solidali e collettivi, cooperative civiche cittadine che ripensano l’approvvigionamento energetico a partire dai bisogni della collettività, facilitare il ritorno ad un’agricoltura biologica a km-zero, crow-funding cioè organizzare e trovare finanziamenti per qualsiasi forma di auto-produzione, ufficio di scollocamento, un nuovo mutualismo, eccetera …

Da sempre una grossa fetta della società civile lotta e denuncia le storture di un potere ormai privo di coscienza morale, le recenti strategie di politica economica che stanno distruggendo lo stato sociale nel vecchio continente e che stanno imponendo una sorta di dittatura economico-finanziaria sono state denunciate con forze nelle strade e nelle piazze di tutta Europa da Francoforte a Madrid, nelle assemblee nelle Università, nei cortei, nei blocchi degli istituti bancari, nel rizoma ancora non sviluppato e giovane della ribellione del lavoro vivo tedesco, italiano, francese, spagnolo, greco, sloveno emerge la costituente dell’Europa che viene. La voglia di rompere i divieti a manifestare, la determinazione dei giovani europei chiama tutti noi a dare potenza e concretezza all’Europa che viene.

Nel secondo e ultimo giorno del summit NATO a Chicago, i manifestanti chiedono la fine del coinvolgimento statunitense in Afghanistan e misure drastiche contro il riscaldamento globale e le ineguaglianze economiche, hanno marciato verso il quartier generale del gigante dell’industria aeronautica Boeing. Alcuni veterani dell’esercito statunitense hanno gettato contro gli agenti di polizia le medaglie al merito guadagnate in guerra. In Canada, come anche in Cile da oltre un anno, decine di migliaia di persone sono scese in piazza per la centesima volta contro l’aumento delle rette universitarie. E l’onda della rivolta si allarga a Montreal, Québec City, fino ad arrivare a Toronto, Calgary, Vancouver. La rabbia studentesca si oppone al premier liberale Jean Charest, che ha aumentato dell’80 per cento le tasse universitarie. Il Prof Franco Bifo Berardi di Bologna scrive che mentre la dittatura finanziaria taglia le risorse per la cultura e l’educazione, per la prima volta, occupando la Torre Galfa, il movimento è uscito dalla sfera dell’underground e si è proiettato verso l’alto. Non è un movimento di talpe, ma di sperimentatori. Le talpe ora debbono venire fuori, debbono occupare ogni spazio, e contenderlo all’organizzazione di morte che si chiama Banca Centrale Europea. Gli artisti hanno cominciato a ricostituire le condizioni per la solidarietà sociale che non è un valore etico né un programma politico, ma è piacere estetico ed empatico della presenza dell’altro.

Da tutti questi eventi e naturalmente da moltissimi altri inizia la rifondazione della solidarietà e della sintonia internazionale, con moltitudini di cittadini che si fanno sentire e comunicano a livello globale. Un movimento frazionato, non organizzato, orgogliosamente indipendente, ma tuttavia assolutamente globale e inter-etnico capace di aggregazioni che riuniscono decine di milioni di persone e che sono testimonianza di quella parte di umanità che intende ricostruire, ricomporre, ripristinare, recuperare, reinventare, riconsiderare … cioè curare le ferite del mondo e dei suoi abitanti.

Carla Biavati, Presidente di IPRI – Rete CCP

Il contributo di Carla Biavati presidente IPRI in formato .pdf

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