Giustizia e Pace al tempo delle Crisi – Forum Nazionale per la Pace – 8/10 giugno 2012 – Roma

Contributo Ernesto Celestini – Peacelink

Idee per aprire la discussione del Gruppo di lavoro nr. 6

io ho sempre diffidato di tutti coloro che cercano un’etichetta per giustificare le proprie idee. Per questo motivo non mi piace essere definito “pacifista”. Faccio questa premessa perché credo che il significato di certe parole come Pace o Giustizia non possano essere usate a sostegno di una sola ideologia politica, proprio perché qualsiasi ideologia deve poggiare su leggi che, in un sistema democratico, devono rispondere a criteri di giustizia ed equità . La Pace invece può avere un forte significato politico solo se il suo significato è stato travisato e la si utilizza come uno strumento di pressione economica.

È facile purtroppo usare dei valori morali per fare “business” e quella che, ai tempi della rivoluzione francese,  fu definita “fraterni té” viene continuamente manipolata da miserabili esseri umani che antepongono l’interesse personale e privato di piccoli gruppi, che manipolano l’informazione e le coscienze, a quello dei più.  Non si può non pensare al  “99% di Occupy Wall Street”.

Il sistema in cui viviamo ormai ha raggiunto una assoluta globalità e infatti risulta estremamente difficoltoso non fare commistione con altre tematiche se si vogliono affrontare argomenti come “Pace e Giustizia”. Ecco quindi la necessità di prendere queste parole come argomenti tabù  da cui partire per trasmettere a tutto il sistema politico e sociale una interpretazione univoca che queste parole devono avere e che nessuna scelta o comunicazione di carattere economico, finanziario, etico o diplomatico possa ignorare o volgarizzare.

Quando si dibattono tematiche che sono alla base delle relazioni sociali da sempre per tutti i popoli , c’è il forte rischio di restare invischiati in sterili discussioni teoriche, spesso troppo lontane da una realtà, che di teoria ne fa molto poca, ma che concretamente mette in atto tutte le proprie strategie finalizzate ad un lucro immediato, talvolta mascherate con il supporto di parolai che millantano significati umanitari a squallide operazioni finanziarie, sociali e purtroppo spesso anche belliche.

Sarei veramente felice se alla conclusione di questo forum avessimo analizzato almeno qualcuno dei numerosi casi di una ingiustizia palese applicata in base a scappatoie di legge,  che permettono a vili faccendieri di agire e di arricchirsi a spese dei propri concittadini, con l’ausilio di azzeccagarbugli –politicanti che riescono ad agire entro i limiti di una legge che permette tutto quanto non viene espressamente vietato. Ignorando l’esistenza di una “Morale” che divide la civiltà dalla barbarie.

Sarei veramente felice se potessimo dire con parole chiare quanto il mancato rispetto della giustizia e l’assoluto disinteresse nel valore della vita umana abbiano permesso e continuino a tollerare che tutti i rappresentanti dei sistemi democratici , che ormai governano la maggior parte degli Stati, siano complici nel legiferare modalità di collaborazione con i sistemi bancari  e finanziari che tutelano solo l’interesse del capitale a spese della qualità della vita dell’uomo e della sua libertà.

Sono convinto che l’uomo si senta solo per il semplice motivo di non rendersi conto che le sue idee non sono espressione di un individuo ma sono condivise dalla maggioranza assoluta dei suoi simili anche se deve convivere con un sistema che premia l’arroganza di chi domina l’informazione e che tenta di imporre, come condivisi da tutti, principi e comportamenti contrari agli interessi dell’uomo ma che sono funzionali agli interessi di un sistema minoritario, potente e arrogante.

Sarei veramente felice se alla fine di questi giorni d’incontro riuscissimo a trasmettere all’uomo della strada la percezione che il suo sentimento e le sue parole di ogni giorno siano l’espressione, non della sua solitudine, ma di una società che non l’ha abbandonato  e di cui è il centro.

Non basta più pensare solo alla politica nazionale, perché non basterebbe un gruppo di uomini saggi e onesti a rimettere ordine a casa nostra, benché il problema italiano sia molto grave, ormai i nostri orizzonti non possono evitare di rivolgersi ad un sistema ben più grande,  quello europeo ma non solo. Ormai bisogna prendere atto che i sistemi paese che non possono funzionare restando estraniati dal resto del sistema economico finanziario globale. Non serve fare i compiti a casa e rimettere a posto la propria economia, nemmeno affamando il popolo per un periodo di tempo e nemmeno rendendolo schiavo.

Non basta perché per troppi anni non si è voluto prendere coscienza del predominio del denaro, non più inteso come mezzo ma come fine, sul valore del lavoro, della terra e della vita umana. Nei primi anni 70 andai in India e vidi gente che moriva di stenti, allora decisi che nei nostri paesi, dove non si moriva di fame, non avevamo diritto a pensare di fare rivoluzioni violente. Presi una posizione più moderata,  come molti altri ma sfortunatamente questa strategia fu confusa con una  eccessiva tolleranza e con l’incapacità di prendere rigide posizioni.  Forse proprio per questo in questi ultimi quarant’anni il mondo è troppo cambiato e, complice la nostra indifferenza, persone indegne hanno potuto arricchirsi indebitamente con il nostro lavoro.

Oggi credo che sia il momento di pensare ad una vera “rivoluzione finanziaria” bisogna fermare questi uomini che hanno inventato una falsa ricchezza vendendo e rivenendoci il prodotto del nostro lavoro ad un costo di 15 volte più alto del suo valore. Facciamo in modo che l’uomo torni con i piedi per terra e cheil denaro torni ad essere uno mezzo di scambio e non uno strumento da utilizzare solo per indirizzare le leggi o manovrare la giustizia e per fare guerre con cui guadagnare ancora di più e con cui riuscire ad impossessarsi di  risorse naturali che tutti i popoli civili hanno sempre definito inalienabili.

Come tutte le crisi anche questa è un’ occasione per riequilibrare le nostre vite e capire che crescere non è un dovere, ma lo è invece ripensare e correggere i nostri errori e sviluppare quelle idee che finora non sono state messe in atto perché non convenienti per qualcuno. Di soldi spesi male me abbiamo veramente tanti. Gridiamolo.

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