Giustizia e Pace al tempo delle Crisi – Forum Nazionale per la Pace – 8/10 giugno 2012 – Roma

L’AREF INTERNATIONAL Onlus è una Associazione che opera, sin dalla sua fondazione, a sostegno dei Rifugiati Politici, in particolare offre il suo sostegno ai cittadini di origini tibetane costretti a risiedere in India e Nepal a causa delle difficoltà di rapporti con il governo cinese .

Per questa sua specifica attività è accreditata presso il Governo Tibetano in esilio, con sede a Dharamsala, e riconosciuta da Sua Santità il Dalai Lama. L’Aref si avvale della collaborazione di referenti locali distribuite in varie regioni sia religiose, come Monasteri, Istituti etc. che Istituzionali, come Uffici Governativi, Scuole etc.

Segue, al termine di questo contributo, un Documento di sintesi sulle principali attività dell’Associazione.

AREF International intende partecipare al Gruppo 4 del Forum risposte di Pace: “Come possiamo difendere i Diritti umani nei nostri giorni. Cosa significa scegliere la non violenza per cambiare la Società”.

Nel caso di specie della situazione dei rifugiati Tibetani la cornice di riferimento è nota. Una Nazione storicamente indipendente, con un passato antico che risale al 127 a.C., con uno più recente che la vede invasa nel 1950 dalla R.P. Cinese. Il 10 marzo del 1959 la resistenza tibetana culmina in un’insurrezione, nel corso della quale hanno perso la vita 87.000 persone, nel solo Tibet centrale. il Dalai Lama, i membri del Governo e oltre 80.000 Tibetani sono costretti a fuggire e chiedere asilo politico in India, dove ancora sono costretti a soggiornare senza patria.

Si riportano alcuni dati, a titolo esemplificativo: oltre 6.000 templi e monasteri sono stati razziati e rasi al suolo; il patrimonio artistico e i testi sacri sono stati rubati o distrutti; ad oggi i Tibetani uccisi sono oltre 1.200.000 (1/5 della popolazione); le donne subiscono sterilizzazione forzata e procurati aborti; il Tibet, territorio cuscinetto tra India e Cina, è stato trasformato in una vasta base militare che ospita più di 500.000 soldati cinesi e un quarto della forza missilistica nucleare cinese, valutata in oltre 550 testate; le risorse naturali e la fragile ecologia del Paese stanno per essere irrimediabilmente distrutte da una incontrollata deforestazione per la costruzione di ferrovie di alta quota, impianti idroelettrici e sfruttamento indiscriminato delle risorse. Attualmente in Tibet è vietato professare la propria Religione e nelle Scuole è proibito l’uso della lingua tibetana, parlata e scritta, e le lezioni si svolgono nella lingua dei conquistatori: il mandarino; ogni diritto di dignità e parità è violato senza alcun controllo da parte delle istituzioni internazionali e la tendenza è favorire l’etnia cinese Han rispetto a chi vede scorrere nelle proprie vene sangue tibetano..

Le nazioni Unite hanno approvato 3 risoluzioni sul Tibet (1959, 1961, 1965) per la violazione aperta dei diritti umani, invocando “la cessazione di pratiche che privano il popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti umani e libertà, incluso il proprio diritto all’autodeterminazione” senza, come è sotto gli occhi di tutti, conseguenza alcuna per la Cina che prosegue nella sua opera di distruzione di un’intera cultura.

Ad oggi sono solo 6.000 i Tibetani vivono ancora in Tibet. Cercano di resistere al processo inarrestabile di sinizzazione e al “genocidio per diluizione” in corso. Mentre la diaspora tibetana conta circa 150.000 profughi, di cui oltre 100.000 in India, Nepal, Bhutan, Sikkim, dove i Rifugiati vivono in 58 insediamenti, voluti dal Dalai Lama: i Tibetan Settlements.

I Tibetani chiedono giustizia. Domandano di poter rientrare in una Patria Libera, dove mantenere la propria identità linguistica, religiosa, storica e culturale. Reclamano la fine del genocidio in atto e, in Esilio, cercano di mantenere con coraggio e con tenacia le proprie radici, stretti intorno alla propria cultura di provenienza.

AREF International ha scelto di seguire una politica di sostegno ai Tibetani “fuori dal Tibet” e di dare il proprio contributo affinché le tradizioni linguistiche e del ricco patrimonio culturale di questo Paese possano essere mantenute in vita, perché il rischio di cederle scomparire per sempre è molto alto. Per questo, almeno due volte l’anno si reca presso il Governo in Esilio dove svolge la propria attività, per verificare il buon andamento del proprio lavoro e raccogliere il manifestarsi di nuove esigenze. Questi viaggi Istituzionali consentono ai sostenitori e soci di monitorare l’efficacia del proprio impegno in maniera diretta, senza mediazione.

Tra le azioni che svolge possiamo enumerare:

Sostegno a Distanza (SAD) di: monaci e laici, di ogni età.

Sostegno a Iniziative Territoriali Locali (ITL) capaci di auto mantenimento e sviluppo: Scuole, Istituzioni, Monasteri, Progetti Editoriali

Promozione e Sviluppo Sociale: sul nostro territorio con la realizzazione di Mostre ed Eventi, per promuovere progetti che hanno l’intento di conoscere tale realtà nel nostro Paese in particolar modo all’interno delle nostre strutture di istruzione.

Azione politica e di Intervento: Organizzazione di Manifestazioni, Eventi, Petizioni, Raccolta firme, Partecipazione a Eventi Nazionali e Internazionali di sostegno alla causa del Tibet. Queste ultime due, in particolare, rappresentano la nostra risposta al primo dei due quesiti del Gruppo di Lavoro.

Pensiamo, che un miglioramento della qualità della vita per le persone e la possibilità di rispettare e mantenere vive le proprie radici – essendone pienamente consapevoli – possa essere una delle modalità per difendere i diritti umani, a partire proprio da chi ha visto questi diritti violati e offesi.

La risposta al secondo quesito è, in pratica, implicita nella solidarietà dell’Associazione AREF International alla Leadeship del popolo Tibetano. Sia nel suo ramo religioso, che in quello temporale. A tale proposito si ribadisce quanto Sua Santità il Dalai Lama abbia, per oltre 50 anni, promosso e difeso strenuamente la possibilità di una soluzione “pacifica” all’iniqua occupazione del suo Paese, ottenendo per questo il Nobel per la Pace. Lo stesso Kalon Tripa (Primo Ministro) Lobsang Sangay – che ha prestato giuramento ad agosto 2011, accettando di assumere il potere politico sino a quel momento ricoperto dal Dalai Lama – è un fautore della “Via di Mezzo”, quella che auspica il raggiungimento di una genuina autonomia e rispetto dei diritti umani per il suo Paese senza ricorrere alla violenza.

Dal nostro punto di vista quindi, pur riconoscendo l’esasperata e ben comprensibile scelta di chi combatte, in modo più radicale, per una piena Indipendenza dal Governo di Pechino, riteniamo che scegliere la “non violenza” per produrre un auspicabile cambiamento possa, nel lungo termine, produrre non solo il raggiungimento dell’obiettivo ma anche la trasformazione delle ideologie e delle logiche competitive che producono la violenza, la guerra e la sopraffazione da parte di chi ha solo maggior potere militare o economico.

Il contributo di Aref International – Gruppo 4 con dettagli attività e finalità, in formato pdf

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